9
06
2011


Come dimostrano la tragedia giapponese di Fukushima e il disastro di Cernobyl, non esiste tecnologia che possa escludere il rischio di gravi incidenti con fuoriuscita di radioattività. Un impianto nucleare emette radioattività anche senza incidenti e per questo i bambini che abitano vicino alle centrali corrono maggiori rischi di contrarre la leucemia. Le scorie sono molto pericolose, restano radioattive per decine di migliaia di anni e non esiste al mondo un deposito definitivo per smaltirle in sicurezza. Una centrale in costruzione produce 3.000 posti di lavoro, che si riducono a 300 nella fase di esercizio, mentre in soli 10 anni la Germania può vantare 350.000 addetti nel settore delle rinnovabili, e in Italia al 2020 con le fonti pulite si potrebbero creare almeno 200mila posti di lavoro.Grazie alla legge 99 approvata nel 2009, il Governo italiano attuale ha reintrodotto la possibilità del nucleare e può anche usare l’esercito per imporre al territorio la costruzione delle centrali nucleari, con inevitabili conflitti istituzionali e sociali. Il referendum che ne chiede l’abrogazione rappresenta un’opportunità imperdibile perché l’Italia che tra i paesi industrializzati, è stato il primo ad uscire dall’atomo non torni indietro proprio ora.La privatizzazione dei servizi idrici che in parte è già avvenuta nel nostro Paese ha mostrato chiaramente il proprio fallimento. Semplicemente perché, la qualità dell’acqua è peggiorata, i consumi sono aumentati e le bollette sono più care. Inoltre anche nel nostro Paese purtroppo abbiamo iniziato ad assistere a casi nei quali perché morose, le persone si sono viste “tagliare l’acqua”. L’acqua è un bene comune e la sua gestione, rigorosa e trasparente, deve rispondere a criteri di utilità pubblica, ponendo al centro dell’attenzione la corretta gestione di una risorsa vitale per tutti, che non deve sottostare a criteri mercantili e non possono essere accettate norme che obbligano la privatizzazione del servizio idrico come quelle del “Decreto Ronchi” e del “Decreto sulla delega ambientale”, oggi sottoposte dai cittadini a referendum abrogativo. Giochiamo tutti insieme questa sfida, raggiungiamo il quorum e facciamo vincere i sì!
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Tag:, Acqua, acqua pubblica, beni comuni, Energia, leggittimo impedimento, non nucleare, Nucleare, referendum, Rinnovabili
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26
03
2010
Non rispettano le regole.
Come ci possiamo fidare
che rispettino le promesse?
No al ritorno del nucleare
nel Lazio e in Italia
Invia anche tu una mail di protesta
al ministro dello Sviluppo Economico
La nostra posizione la conoscete. E non c’è bisogno di ulteriori spiegazioni: è la storia e la nostra esperienza che parlano per noi. Ma quella di Renata Polverini no. Ad un’agenzia del 12 febbraio, la candidata Presidente regionale del Centrodestra ha dichiarato “accoglieranno le mie dichiarazioni come vanno accolte. Abbiamo detto che nel Lazio non c’è bisogno di centrali nucleari”. Come fidarsi di un semplice “effetto nimby” per coprire una bugia? Non rispettano le regole nelle tornate elettorali. Possiamo fidarci che rispettino una promessa basata su parole, nonostante il Ministro in carica Scajola dica il contrario?
Copia il testo qui sotto, firmalo e spediscilo via mail al Ministro Scajola
(segreteria.ministro@sviluppoeconomico.gov.it)
Gentile Ministro Scajola,
nonostante un referendum popolare, nonostante la maggior parte dei Paesi europei abbia scelto una moratoria o addirittura lo smantellamento delle centrali nucleari, per nulla convenienti dal punto di vista economico, produttrici di scorie radioattive ed inquinanti e di certo la scelta meno razionale soprattutto per l’Italia per combattere il cambiamento climatico, Lei ed il Suo Governo avete scelto di intraprendere nuovamente la strada del nucleare.
Le scriviamo per esprimerle la nostra più ferma opposizione, politica e sociale. Perché il Lazio e l’Italia non hanno bisogno di scelte avventurose, ma di politiche energetiche serie e razionali.
[ Segnalaci la tua adesione alla protesta alla mail info@mauriziogubbiotti.it ]
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Tag:Energia, Nucleare
Categorie : Energia, Nucleare
23
03
2010
“Una delle prime leggi che presenterò se eletto in Consiglio regionale riguarderà la preclusione per il territorio del Lazio all’installazione di centrali e impianti per lo sfruttamento dell’energia nucleare. Puglia, Basilicata e Campania lo hanno già fatto. Attendiamo poi con fiducia la pronuncia della Corte Costituzionale sul ricorso presentato dalla Regione Lazio contro la ‘delega nucleare’ al Governo che vuole imporre la localizzazione delle centrali schiacciando le competenze delle Regioni e ignorando le scelte dei cittadini”. È quanto afferma Maurizio Gubbiotti, coordinatore della segreteria nazionale di Legambiente e candidato nella lista dei ‘Verdi per Bonino’ alla Regione Lazio, nel giorno in cui entra in vigore il decreto del governo sui siti nucleari.“La mia proposta di legge ha due articoli – spiega Gubbiotti – e si richiama alle norme costituzionali e a quelle del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, prevedendo che il territorio della Regione Lazio sia precluso all’installazione di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di fabbricazione del combustibile nucleare, di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché di depositi di materiali e rifiuti radioattivi”.
“Il ritorno al nucleare, deciso dal Governo Berlusconi, sarebbe solo un costoso regalo alla lobby dell’atomo, con tutti i rischi e i pericoli che ben conosciamo e con un prevedibile aggravio delle bollette –conclude Gubbiotti - La strada da seguire è quella delle energie rinnovabili dove anche nella nostra regione negli ultimi anni abbiamo ottenuto risultati importanti, come testimoniano i numeri del rapporto sui Comuni rinnovabili presentato da Legambiente e GSE, grazie ad un aumento significativo degli stanziamenti. L’energia va prodotta e usata meglio, creando nuova occupazione ‘verde’ attraverso risparmio, efficienza e, appunto, fonti rinnovabili: un percorso che va sostenuto con investimenti e certezze per le imprese e le associazioni del settore. Sul nucleare cade anche l’asino della candidata del centrodestra nel Lazio Renata Polverini che, con insostenibile doppiezza, è allineata a livello nazionale con il via libera alle centrali ma, per evitare di perdere consenso elettorale, sostiene che non le vuole nel Lazio. Pronta a ripensarci all’indomani del voto”.
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