L’aeroporto di Fiumicino non può crescere sventrando il territorio del Litorale

20 02 2010

fiumicino1.jpg“Lo sviluppo dell’aeroporto di Fiumicino non si può realizzare sventrando il territorio della Riserva del Litorale, danneggiando l’ambiente, le aziende agricole e le popolazioni dell’area”. Così Maurizio Gubbiotti, coordinatore della Segreteria nazionale di Legambiente e candidato alle regionali alla testa della lista “Verdi per Bonino, interviene nella discussione sul nuovo Masterplan per l’Aeroporto di Roma Fiumicino, partecipando all’incontro “Raddoppio dell’aeroporto: opportunità o disastro?” organizzato a Fregene dal Comitato Fuoripista.

Legambiente ha verificato la situazione territoriale delle aree dei 1.300 ettari nei quali si vorrebbe estendere il sedime aeroportuale, riscontrando che quasi tutto il territorio è inserito nella “Riserva Statale del Litorale Romano”, sia in aree di tipo 2 che per una parte anche in aree di tipo 1 massimamente vincolate. Quale “piano che salvaguardi le finalità della Riserva” è compatibile con la realizzazione di piste, aerostazioni, aree commerciali?

Anche gli assunti sui quali si fonda il Masterplan, per il quale è stata avviata il 15 gennaio scorso la procedura per una gara internazionale, sono tutti da verificare: a partire dalle proiezioni delle organizzazioni internazionali (CEAC, IATA, Eurocontrol) che prevedrebbero una crescita del volume di traffico a Roma Fiumicino fino a circa 53/57 milioni di passeggeri nel 2020 e di 90/100 milioni di passeggeri nel 2040.

“L’area di ampliamento dell’aeroporto di Roma Fiumicino ha grandi valenze ambientali, non si può semplicemente affermare che si dovranno trovare le compatibilità, senza nemmeno presentare il progetto ai cittadini e alle comunità, è un pessimo avvio che non porterà da nessuna parte”, afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio.

Nell’area di Maccarese nei decenni scorsi c’è stata una enorme opera di recupero, che ha previsto la realizzazione di 500 km di canali di drenaggio e che ha portato l’area ad essere utilizzata per un’agricoltura di qualità, con una forte valenza paesaggistica, tanto da far classificare nel Piano Territoriale Paesistico l’area come Zona agricola ad alto valore paesaggistico, dove si possono quindi realizzare solo attività agricole e trasformazioni legate alle attività suddette. Un contesto nel quale esistono anche vincoli legati alle acque pubbliche, in particolare del collettore delle acque basse.

Sul territorio insistono anche diversi siti di interesse paesaggistico, ambientale e archeologico, tra i quali le aree naturali di riserva “Coccia di Morto” e “Macchia Grande”, “Macchia dello Stagneto”, i bacini di Maccarese e la non lontana la pineta di Fregene.






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