Cemento dentro il parco dell’Appia Antica nuovo rischio blitz in Consiglio regionale

24 02 2010

appia.jpgSi profila oggi un nuovo colpo di mano, nel corso dell’ultimo Consiglio della Regione Lazio, per tentare di aprire la strada ad un colata di cemento nelle splendide aree della campagna romana comprese tra Roma e Marino, parte del nuovo perimetro del Parco dell’Appia Antica. È comparso infatti un nuovo ordine del giorno, il cui risultato sarà invece quello di realizzare cemento in quelle aree. “Diciamo No al partito del cemento nelle aree dell’Appia Antica. Nell’ultimo Consiglio regionale, e in piena campagna elettorale, sarebbe assurdo dare il via libera al cemento nelle aree del Divino Amore e di Mugilla, con una trasversalità cieca e sbagliata, che non può che portare male a chi la propone - afferma Maurizio Gubbiotti, coordinatore della Segreteria nazionale di Legambiente e candidato nella lista dei ‘Verdi per Bonino’ alla Regione Lazio - Giù le mani dal Parco dell’Appia Antica, le splendide aree di campagna dei castelli romani comprese nei 120 ettari del Divino Amore e dell’ambito archeologico di Mugilla, il cui pregio è riconosciuto a livello mondiale, vanno salvate dall’incubo di un milione di metri cubi di cemento. Il partito del cemento non si arrende e ci riprova, dopo che due settimane fa aveva deciso di ritirare un ordine del giorno che aveva in sostanza lo stesso obiettivo, ma se qualcuno pensa di mediare sulla pelle dei cittadini si sbaglia di grosso, torniamo a chiedere con forza che queste aree vengano salvaguardate e vincolate al più presto, aprendo il parco ai cittadini”.

La proposta parla “di ridurre di almeno il 60% le previsioni volumetriche previste dal Prg del Comune di Marino nelle aree denominate Divino Amore, Muggilla e Mezzamagna e di adeguarle nella tipologia e nella localizzazione in modo più rispondente alla finalità di tutela del patrimonio; di salvaguardare ed acquisire al patrimonio pubblico, per la sua rilevanza archeologica e paesaggistica, l’area di Mugilla in modo da consentirne il futuro inserimento nel parco dell’Appia Antica; di consentire il recupero degli standard urbanistici anche per la popolazione già residente”, nonché di favorire “la mobilità del quadrante”.

“Ma quale riduzione del cemento, oggi quelle cubature sono tutte ferme, basta blitz pro cemento -dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio - Approvare quell’ordine del giorno significherebbe dare il via al 40% delle cubature in quelle aree, ossia circa un milione di inutili metri cubi, di nuove case e centri commerciali. Quell e cubature sono ferme, come ha più volte confermato il TAR di fronte a diverse richieste, in attesa della definizione del Piano di Assetto del Parco dell’Appia Antica. L’ordine del giorno di oggi è indecente, proprio nell’ultimo Consiglio è stato approvato il piano paesistico dell’Appia antica e oggi si torna a discutere del cemento”.



Ma il diritto all’abitare non si garantisce con lo scempio dell’Agro Romano

23 02 2010

gru.jpgIl diritto alla casa non si garantisce con l’inutile sacrificio di 200 ettari di Agro Romano. A poche ore dall’approvazione in Consiglio comunale del “Piano casa” del Comune di Roma (giovedì prossimo si aprirà la discussione), Legambiente presenta critiche circostanziate alla delibera capitolina e proposte per risolvere l’emergenza abitativa nella Capitale, con politiche innovative per garantire il diritto all’abitare, piuttosto che attraverso lo scempio della campagna romana.

“Il problema della casa nel contesto di crisi nel quale viviamo è molto serio e va affrontato con politiche innovative ed efficaci capaci di far incrociare domanda ed offerta, piuttosto che con una nuova inutile colata di cemento nell’Agro Romano - ha dichiarato Maurizio Gubbiotti, coordinatore della segreteria nazionale di Legambiente e candidato alle regionali nella testa di lista dei ‘Verdi per Bonino’ - Cementificare l’Agro Romano non è solo dannoso per quel territorio che viene invaso dalle case, ma significa impoverire la qualità della vita di tutti i cittadini romani. Le soluzioni vanno cercate accelerando alcuni interventi del Piano regolatore esistente, senza aumentarne ancora il dimensionamento già eccessivo. Servono percorsi nuovi per la demolizione e la ricostruzione di vecchi quartieri pubblici già edificati, si deve operare sull’enorme quantità di residenze esistenti e in costruzione per farle incrociare con la domanda di affitto, rilanciare operazioni di deterziarizzazione, individuare ambiti intorno alle aree meno densificate e compromesse dei cosiddetti toponimi anche per portare infrastrutturazioni necessarie al recupero di quelle stesse aree. Il piano del Comune è anche squilibrato sul fronte del guadagno per i costruttori, visto che per fare 6mila case utili bisogna realizzarne ben 20mila in più. Bisogna anche agire sul mercato degli affitti, aprendo un confronto a livello nazionale per detassarli con politiche di incentivazione fiscale per i proprietari, anche per diminuire il dramma dell’affitto in nero che ha dimensioni inaccettabili per gli studenti e i cittadini più deboli”.

“Il piano casa del sindaco Alemanno vede il proprio cuore nella campagna romana vincolata: su un insieme di 25.676 alloggi in previsione ben 9.850 sono individuati nell’Agro Romano, centinaia di migliaia di metri quadri per quasi due milioni e mezzo di metri cubi distruggerebbero duecento ettari del nostro meraviglioso territorio, è uno scempio che va fermato cambiando la delibera prima dell’approvazione in Consiglio comunale - ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio - Al contrario delle rassicurazioni del sindaco, purtroppo le nostre peggiori previsioni rischiano di avverarsi, il bando per il reperimento di nuove aree agricole da destinare all’housing sociale sta dando i suoi frutti avvelenati, trasformando aree agricole pregiate in aree edificabili. Una scelta che peraltro non garantirebbe affatto il diritto alla casa per le fasce di cittadini più deboli, visto che solo tra i tremila e i seimila alloggi sarebbero destinati all’edilizia popolare mentre gli altri ventimila andrebbero sul mercato. Servono risposte concrete, cercando le soluzioni nel piano regolatore vigente, anche sul fronte degli affitti”.

Per Legambiente sono piuttosto necessarie politiche innovative capaci di risolvere il disagio abitativo della Capitale applicando il PRG, senza toccare un metro quadro di Agro Romano. Per questo l’associazione ha elaborato sette proposte già presentate nel novembre 2008 senza avere alcuna risposta dall’Amministrazione, nemmeno alla formale richiesta di audizione sul tema presentata alla competente Commissione consiliare. Un pacchetto di iniziative semplici e facilmente applicabili che permetterebbero, secondo le stime di Legambiente, di ricavare 29.000 unità abitative.

In particolare, si chiede, di:

1) Avviare tutti i 35 piani di zona approvati con la delibera n. 53 del 2005 (7.673 appartamenti ricavati);

2) Emettere un nuovo bando per il frazionamento degli appartamenti con grandezze superiori a 180 metri quadri (circa 7mila appartamenti);

3) Avviare le centralità urbane e metropolitane da pianificare previste dal PRG, destinando la quota residenziale e flessibile prevista al mercato dell’affitto sociale (5.204 appartamenti ricavati);

4) Piani di recupero urbano – art. 11 – mutare le destinazioni d’uso “residue” da commerciale a residenziale (1.813 appartamenti);

5) Revisione del piano del commercio regionale nell’area romana (3.008 appartamenti);

6) Nuovo bando per la “deterziarizzazione (1.600 appartamenti);

7) Individuare all’interno degli 81 programmi integrati residenziali – print – aree di “completamento” per l’emergenza abitativa (3.000 appartamenti).

Tanto più che la soluzione in agro prevista dal Piano Casa capitolino rischia anche di essere solo virtuale, considerato il Decreto di vincolo del Mibac di poche settimane fa nell’area sud della Capitale. Il provvedimento, pur dimostrandosi fin troppo “generoso” nei confronti dei più grandi interventi urbanistici previsti in quel quadrante - ossia la lottizzazione di Paglian Casale e quella di Tor Pagnotta 2 - ha infatti respinto le osservazioni di una serie di soggetti privati che avevano presentato la propria adesione al Bando per l’Agro, salvando 464 ettari di campagna romana e aprendo la strada a quella che Legambiente ha definito la “Strategia del Passaggio a Sud-Est”, ossia l’ipotesi di collegare attraverso un sistema di aree contigue, il Parco Regionale dei Castelli, il Parco Regionale dell’Appia Antica e la Riserva Naturale di Decima-Malafede.Fanno bene, in questo senso, i movimenti per la casa a mantenere salda la contrarietà alla cementificazione dell’agro romano.

Il Piano casa del Campidoglio dopo l’approvazione in Giunta del novembre 2009, avrebbe subito una modifica durante una recente seduta della competente Commissione, che avrebbe portato da 3mila a 6mila gli alloggi popolari, mentre la quota destinata all’housing sociale scenderebbe da 23 mila iniziali a 20 mila alloggi, mantenendo il totale previsto di circa 26mila nuovi alloggi. D’altronde il contesto dell’emergenza casa nella Capitale è ben chiaro: secondo un importante studio realizzato dalla Cgil e dall’Università Roma Tre e basato in larga parta su dati ufficiali del Ministero degli Interni, sono stati oltre 2.300 gli sfratti per inadempienza nei primi sei mesi del 2009, mentre in città le case sfitte sono 150mila, una quota strabiliante del 13% del totale. Il resto del problema è costituito dal canone d’affitto quasi raddoppiato in cinque anni (+73,8%) e dalla enorme differenza (43%) tra il costo medio di 321.785 euro per un’abitazione dentro al Gra contro i 185.470 euro di un’abitazione in un Comune della Provincia, che ha portato ad un esodo di 40mila romani nel solo 2009.






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