Donne le prime vittime dei disastri ambientali

17 06 2011

Ricorreva  domenica 5 giugno, la Giornata Mondiale dell‟Ambiente 2011, in coincidenza quest‟anno, dell‟Anno Internazionale delle Foreste indetto dalle Nazioni Unite. E il tema scelto per questa ricorrenza sono state proprio “Le foreste: natura al vostro servizio”, per metterne in risalto il valore essenziale ricoperto dalle foreste per il sostentamento della vita e l‟intrinseco legame esistente tra la qualità della vita umana e la salute dell‟ecosistema forestale. Il presente e il futuro di tutta la popolazione mondiale, che conta 7 miliardi di persone, dipendono dalla conservazione e salvaguardia delle foreste. La Giornata Mondiale dell‟Ambiente - http://www.unep.org/wed/ - vuole rappresentare una occasione per spronarci a fare di più al fine di garantire alla nostra generazione ma anche a quelle future di continuare a usufruire dell‟importante ruolo benefico svolto dalle foreste. E‟ assodato, oramai, che anche la distruzione delle foreste è una delle cause dei cambiamenti climatici, che, nel 2010 ha costretto 40milioni di persone ad abbandonare le proprie terre. Il dossier di Legambiente, ‘Profughi ambientali: Cambiamento climatico e migrazioni forzate’, presentato a Terra Futura, la mostra-convegno sulle buone pratiche che si è tenuta a Firenze il mese scorso, ci dice che non sono le guerre la causa principale delle migrazioni di massa, ma proprio gli eventi metereologici estremi causati dal surriscaldamento del Pianeta. Un fattore predominante, che spinge milioni di persone a spostarsi temporaneamente o definitivamente in seguito ad alluvioni, desertificazione e fenomeni atmosferici estremi, contro i 4,6 milioni di profughi creati da guerre e violenze. Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e l’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni, entro il 2050 avremo tra i 200/ 250 milioni di rifugiati ambientali con una media di 6 milioni di persone l‟anno. Ma secondo lo studio di Legambiente a pagare già oggi le conseguenze di tsunami, desertificazione, alluvioni e eventi meteorologici eccezionali sono i popoli del Sud del mondo dove ben l’80% non può permettersi di fuggire.A pagare le conseguenze dei danni provocati dai mutamenti climatici - un drammatica realtà in molti Paesi - è in primo luogo – per Legambiente - il genere femminile. Le donne, infatti, sono le prime vittime dei disastri ambientali con un rapporto di 3 a 1 rispetto agli uomini per la loro posizione di svantaggio sociale rispetto al genere maschile nelle aree povere del mondo. Lo dimostra anche uno studio della London School of Economics, secondo cui su un campione di 141 paesi presi in considerazione dal 1981 al 2002 si è costatato che i disastri naturali uccidono più donne che uomini o donne in eta’ più precoce rispetto agli uomini.Per Maurizio Gubbiotti, coordinatore della segreteria nazionale di Legambiente “Non si può pensare di intervenire solo in modo emergenziale sugli eventi catastrofici, e’ necessario, invece, affrontare l’emergenza climatica e umanitaria, partendo da efficaci politiche di cooperazione internazionale. In questo senso il primo importante passo da compiere è l’immediato riconoscimento giuridico dei profughi ambientali, a oggi ancora non riconosciuti come ‘rifugiati’ dalla Convenzione di Ginevra del 1951, ne’ dal suo Protocollo supplementare del 1967”

Per visualizzare il Dossier completo si consiglia di visitare il sito http://risorse.legambiente.it/docs/ecoprofughi.0000002764.pdf



Il 12 e 13 giugno la parola torna ai cittadini: 4 SI’ per fermare nucleare, privatizzazione dell’acqua, e perché la legge sia uguale per tutti

9 06 2011

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Come dimostrano la tragedia giapponese di Fukushima e il disastro di Cernobyl, non esiste tecnologia che possa escludere il rischio di gravi incidenti con fuoriuscita di radioattività. Un impianto nucleare emette radioattività anche senza incidenti e per questo i bambini che abitano vicino alle centrali corrono maggiori rischi di contrarre la leucemia. Le scorie sono molto pericolose, restano radioattive per decine di migliaia di anni e non esiste al mondo un deposito definitivo per smaltirle in sicurezza. Una centrale in costruzione produce 3.000 posti di lavoro, che si riducono a 300 nella fase di esercizio, mentre in soli 10 anni la Germania può vantare 350.000 addetti nel settore delle rinnovabili, e in Italia al 2020 con le fonti pulite si potrebbero creare almeno 200mila posti di lavoro.Grazie alla legge 99 approvata nel 2009, il Governo italiano attuale ha reintrodotto la possibilità del nucleare e può anche usare l’esercito per imporre al territorio la costruzione delle centrali nucleari, con inevitabili conflitti istituzionali e sociali. Il referendum che ne chiede l’abrogazione rappresenta un’opportunità imperdibile perché l’Italia che tra i paesi  industrializzati, è stato il primo ad uscire dall’atomo non torni indietro proprio ora.La privatizzazione dei servizi idrici che in parte è già avvenuta nel nostro Paese ha mostrato chiaramente il proprio fallimento. Semplicemente perché, la qualità dell’acqua è peggiorata, i consumi sono aumentati e le bollette sono più care. Inoltre anche nel nostro Paese purtroppo abbiamo iniziato ad assistere a casi nei quali perché morose, le persone si sono viste “tagliare l’acqua”. L’acqua è un bene comune e la sua gestione, rigorosa e trasparente, deve rispondere a criteri di utilità pubblica, ponendo al centro dell’attenzione la corretta gestione di una risorsa vitale per tutti, che non deve sottostare a criteri mercantili e non possono essere accettate norme che obbligano la privatizzazione del servizio idrico come quelle del “Decreto Ronchi” e del “Decreto sulla delega ambientale”, oggi sottoposte dai cittadini a referendum abrogativo. Giochiamo tutti insieme questa sfida, raggiungiamo il quorum e facciamo vincere i sì!






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