Chiude in Calabria la V edizione di Castelli di Pace
5 08 2010
Il Festival promosso da Legambiente insieme a Acli, Anci, Arci, Focsiv, Azzeroco2 e Kyoto Club, Rete comuni solidali, Rete comuni virtuosi, Enti locali per la pace e Tavola per la pace
Si chiude oggi nello splendido scenario del lato calabrese dello Stretto di Messina, nel piccolo comune di Campo Calabro, la quinta edizione del Festival nazionale di Castelli di Pace dedicato all’intreccio tra pace e sostenibilità ambientale, promosso da Legambiente insieme a Acli, Anci, Arci, Focsiv, Azzeroco2 e Kyoto Club, Rete comuni solidali, Rete comuni virtuosi, Enti locali per la pace e Tavola per la pace.
Il festival oltre a concerti, degustazioni, spazi per i bambini e presentazione di libri su storie calabresi, come il Caso Valarioti e Avvelenati, ha ruotato, negli incontri centrali, sul tema “Ambiente, Lavoro, Legalità: le proposte per il Sud e da Sud per fare l’Italia unita e più forte” per far avanzare proposte alla politica nazionale e regionale.
Uno spazio, gestito attraverso la formula dell’intervista, che chiuderà stasera il festival con il confronto tra il governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti e giornalisti, insieme ad autorevoli personalità del mondo associativo, ambientalista, economico e culturale come: Maurizio Gubbiotti, Coordinatore Segreteria nazionale di Legambiente; Manuela Iatì, giornalista di Sky Tg24; il senatore Francesco Ferrante, responsabile Politiche per i Cambiamenti Climatici Pd; Francesco Pugliano, assessore regionale all’Ambiente e Luigi Famiglietti, Sindaco di Frigento e Andrea Casile, Sindaco di Bova.
“I dati e le analisi presentati nel Rapporto Svimez di quest’anno documentano un processo di deterioramento in atto nel Mezzogiorno, a livello di capitale fisso, sociale e produttivo - ha dichiarato Maurizio Gubbiotti, Coordinatore della Segreteria nazionale di Legambiente - Un declino in corso da un decennio, e aggravatosi nell’attuale fase di crisi, che ostacola il processo di adeguamento competitivo di tale area ed accresce le condizioni di fragilità delle sue strutture produttive. Ma molte sono le esperienze innovative di gestione del territorio che stanno tracciando la strada della riscossa del Sud, portate avanti da amministrazioni capaci come quelle della rete di Castelli di Pace quali il comune siciliano di Castelbuono che in tempi di crisi vede crescere le proprie economie locali attraverso la difesa del paesaggio e della vocazione turistica del territorio ma anche con l’introduzione del porta a porta a dorso di asino ripreso da tutte le testate internazionali”.
In questa ottica proprio in quest’anno, in cui si celebrano i 150 anni dell’Unità nazionale, la tre giorni di Castelli di Pace di Legambiente ha contribuito a sviluppare un’analisi di sistema nella quale il Mezzogiorno sia parte di un disegno complessivo di interesse nazionale per tornare a ragionare sul se e su come da Sud possa proporsi, in analogia a quanto avvenne negli anni della ricostruzione post-bellica, una fondamentale azione di rigenerazione dell’economia e della società italiana. “Cogliere tali opportunità richiede però innovazioni istituzionali nel Sud e per il Sud come un’attuazione del federalismo fiscale costituzionalmente orientata dove solidarietà, interdipendenza e cooperazione siano centrali, un risveglio di coscienza civile con un protagonismo associativo e delle realtà di volontariato sempre più forte - ha concluso Maurizio Gubbiotti - una nuova strategia di politica economica che, in coerenza con le esigenze di stabilità finanziaria, ponga le basi per un rilancio della crescita dell’intero Paese”.
Anche quest’anno il festival è stata l’occasione per incontrarsi della rete dei piccoli comuni di Castelli di Pace composta da oltre 70 amministrazioni a cui si sono unite in questi giorni i comuni calabresi di Bianco, Samo, Feroleto della Chiesa, Ferrazzano e Bova, oltre al comune di Castelbuono, quello irpino di Frigento.
Tag:Ambiente, Pace, Sostenibilità
Categorie : Pace, Sostenibilità
Care e cari, come previsto il Social Forum europeo è stato moscetto pur mantenendo alcuni aspetti interessanti nella partecipazione alle varie attività e anche nell’aver scelto una realtà molto vivace anche se complessa e delicata come quella di Istanbul. Vi giro il documento uscito da lì che lancia un po’ di mobilitazione per Cancun sul clima, e che con un po’ di fatica mi pare sia venuto abbastanza fresco e aperto. Buona lettura.
Un G8 sempre più spento che però non si rassegna, annuncia che la formula resta in piedi e poi si riversa dentro un G20 che per “motivi tecnici” rischia pure di far saltare la conferenza stampa finale, ma certamente non riesce ad esprimere nulla di incoraggiante. Nonostante crisi economica, occupazionale, climatica, mettano sempre più a rischio le sorti dei popoli del mondo, i vari paesi hanno segnato divergenze di vedute piuttosto marcate sul da farsi nel versante delle politiche economiche. E non solo tra Stati più industrializzati e giganti emergenti, ma anche all’interno dello stesso gruppo ristretto di economie industrializzate, dove il primo confronto è stato tra Usa e Ue, con i primi preoccupati di continuare a sostenere la ripresa economica, e i secondi con lo spauracchio della crisi di bilancio in Grecia, protesi verso drastiche manovre di risanamento dei conti pubblici. Ma quando il confronto si è allargato ai nuovi giganti globali, Cina, India, Brasile, ma anche ad attori di ruolo di Africa e Medio Oriente, come l’Arabia Saudita, la situazione non è migliorata. A cominciare dai soliti attriti tra Usa e Cina sullo spinoso nodo dei cambi, dove Washington accusa Pechino di tenere artificiosamente basso lo yuan per favorire il suo export e la Banca centrale cinese annuncia “più flessibilità” sui cambi, ma con movimenti graduali ed uno yuan che rimarrà “stabile”.